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Giulia, 26 anni: una storia di Embolia Polmonare

24 Gen 2022 | Testimonianze

Di seguito ecco la toccante testimonianza di Giulia, nata a Varese il 07/09/1995.

“Mi presento, sono Giulia, ho compiuto 26 anni a settembre. Voglio raccontarvi la mia storia.

Premetto che non ho mai fumato e che fino a poco tempo fa mi tenevo sempre in movimento.

Era un mercoledì sera, come tanti altri, dopo una lunga giornata di lavoro era giunto finalmente il momento di tornare a casa.

Una volta salita in macchina e avviatami verso casa inizio a sentire uno strano dolore nella schiena a sinistra. Ho subito pensato che avessi fatto qualche movimento “stupido” o che fossi stata seduta male durante la giornata lavorativa, niente di più.

La mattina seguente mi sveglio e il dolore era ancora lì, anzi sembrava essersi “espanso”.

Ma cerco di fare finta di niente e vado al lavoro. Il fastidio che dapprima sembrava uno stiramento si era diramato sino al petto. Ma ovviamente ho stretto i denti dicendomi che era solo un dolore intercostale.

Il venerdì il dolore era diventato ancora più importante, facevo fatica a fare i respiri profondi, a ridere e a stare appoggiata con la schiena. Anche sta volta la mia cocciutaggine ha avuto la meglio, ho vissuto la mia giornata soffrendo il più silenziosamente possibile. 

È la notte tra venerdì e sabato, non riesco a prendere sonno per i forti dolori, ma poi mi assopisco per sfinimento.

Il sabato mattina una volta svolte le solite faccende si fa subito ora di pranzo ma, dal male e dalle fitte che avevo ho mangiato a fatica.

Dopo pranzo, visto i dolori lancinanti che si irradiavano dal collo ai reni e tutto il petto, volevo stendermi per riposare un po’.

È stato proprio in quel momento che ho capito che qualcosa non andava per davvero. Non riuscivo a mettermi sdraiata, ne a stare seduta. Le fitte erano così forti che facevo fatica a respirare, e non riuscivo più a starnutire o a ridere, ne a mettere le scarpe.

È arrivato il momento di andare al pronto soccorso. Una parte di me sapeva che c’era qualcosa che non andava, ma allo stesso tempo cercavo di auto convincermi che era solo un brutto strappo e che sarebbe passato con un antinfiammatorio.

Sono arrivata al pronto soccorso di Tradate (Varese) il giorno 2 Ottobre alle 14.01.

Una volta fatto il triage cercavo di sdrammatizzare dicendo ai miei cari che sarei stata in codice bianco e che avrei dovuto pagare il ticket per uno strappo fatto con qualche movimento maldestro.

Anche se speravo fosse una sciocchezza da nulla, in fondo sapevo di non stare bene.

Entro nell’ambulatorio dove trovo un medico e due infermiere che iniziano a bombardarmi di domande. Su due piedi raccontare tutto quello che ti passa per la mente di patologie pregresse, medicinali, stili di vita non è facile. 

Il campanello di allarme i medici lo hanno avuto quando gli ho detto che assumevo la pillola anticoncezionale.

A quel punto, una volta fatti un po’ di esami del sangue, mi mandano a fare un RX torace per capire cosa potesse essere. Al mio ritorno mi programmano una visita dal cardiologo.

La paura continuava a pervadermi da testa ai piedi. Mi dicevo, se devo andare dal cardiologo a soli 26 anni c’è davvero qualcosa che non va.

Arrivano le 16:30, mi preparando per andare nell’ambulatorio del cardiologo di turno. Dopo una serie di analisi, mi fa un’eco al petto. I dolori erano insopportabili, mi veniva da piangere.

Il cuore era a posto grazie al cielo. Ma ora c’era una ipotetica diagnosi da valutare previa risonanza con contrasto: embolia polmonare.

Non sapevo minimamente cosa fosse e perché fosse venuta proprio a me. Nel tragitto fino alla radiologia mi sono scese un paio di lacrime che sono andate a infrangersi contro la mascherina.

Avevo paura. Tanta paura.

Faccio la prima tac della mia vita e per di più con contrasto. Una volta tornata nell’ambulatorio del PS mi hanno detto che nel giro di poco avrebbero ricevuto l’esito e che se fosse stata confermata la diagnosi mi avrebbero fatto un tampone e trattenuta in ospedale.

Così è stato. Ero terrorizzata. Non sapevo cosa fosse ne cosa avrei dovuto fare per guarire.

Fortunatamente tutto lo staff è stato molto disponibile e ha cercato di tranquillizzare sia me che i miei famigliari.

Diagnosi: embolia polmonare con addensamento al polmone sinistro.

I primi tre giorni di degenza in ospedale sono stata in pericolo di vita.

Mi hanno iniziato a curare dapprima con eparina e antibiotici via vena e via bocca, e poi hanno introdotto il rivaroxaban, un nuovo anticoagulante NAO.

Sono stata in ospedale una settimana, mi hanno fatto un’ecocolordoppler agli arti inferiori, un’eco addome, ogni tipo di analisi ematica e un’altra rx al torace prima di dimettermi.

La causa scatenante dell’embolia sembra essere stata la pillola anticoncezionale, che assumevo dal 2019 presa sempre senza pause.

La cosa che mi ha fatto specie è che nessuno specialista mi abbia mai prescritto esami per tenere sotto controllo i valori di coagulazione, essendo la pillola uno dei fattori maggiormente scatenante embolia. E soprattutto che è una patologia di cui non si sente molto parlare e di cui magari si ignora l’esistenza o la gravità. 

Ad oggi a distanza di quasi 3 mesi dalla diagnosi questa malattia mi fa ancora paura, ma almeno ho gli strumenti per combatterla, anche se la mia vita è notevolmente cambiata: non posso prendere aerei, ne fare lunghi viaggi, non posso prendere nessun tipo di botta. Devo stare attentissima a spigoli e a tagli in quanto prendendo anticoagulanti c’è sempre il rischio di emorragia.

Oggi c’è una nuova Giulia, una Giulia che si informa, che legge da fonti attendibili e che cerca di informare i suoi conoscenti si queste malattie cardiocircolatorie che possono arrivare all’improvviso.

Consiglio a tutti si ascoltare il proprio corpo e di fare prevenzione sempre.

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Potrebbe aiutare altre persone a riconoscere la patologia, e soprattutto a utilizzare l’arma più potente che abbiamo a disposizione: la PREVENZIONE.

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